C’è un luogo in cui le parole non passano mai inosservate.
Un luogo in cui la scrittura non è competizione, ma rito, ascolto, incontro.
Quel luogo è Sarzana.

Il Premio Sarzanae nasce così: non come un semplice concorso letterario, ma come una casa delle voci, un approdo per chi scrive per necessità interiore, per chi affida alla pagina la propria verità, fragile o potente che sia. Fin dalla sua origine, il Premio ha scelto una strada controcorrente: mettere l’autore prima dell’opera, l’umanità prima del risultato, il cammino prima del traguardo.

Ogni edizione è un viaggio.
Arrivano testi da tutta Italia e dall’estero: poesie, racconti, saggi, opere edite e inedite, voci giovani accanto a voci mature. Ognuno porta con sé una storia, una ferita, una luce. La Giuria non si limita a giudicare: legge, ascolta, dialoga. Ogni opera riceve attenzione critica, rispetto, parola restituita. Perché scrivere è un atto di coraggio, e il coraggio va onorato.

Il cuore simbolico del Premio è una figura antica e luminosa: la dea alata. Non rappresenta la vittoria, ma l’elevazione. È il segno di una letteratura che non schiaccia, non esclude, ma solleva. Le sue ali non premiano solo chi arriva primo, ma chi osa dire qualcosa di autentico, chi attraversa il silenzio per trasformarlo in senso.

Il momento della premiazione, nel teatro della città, non è mai una semplice cerimonia. È un ritorno alla comunità. Autori, giudici, editori, lettori si ritrovano nello stesso spazio, senza gerarchie rigide, uniti dalla stessa fedeltà alla parola. Le strette di mano valgono quanto i diplomi. Le conversazioni quanto i trofei. Spesso, da quell’incontro, nascono nuove scritture, nuove amicizie, nuovi libri.

Il Premio Sarzanae cresce perché ricorda. Ricorda chi ha partecipato, chi è tornato, chi non ha vinto ma ha lasciato un segno. Cresce perché non dimentica i nomi, le opere, i percorsi. Cresce perché non promette successo, ma dignità letteraria. E in un tempo che consuma tutto in fretta, questa è una forma di resistenza.

Sarzanae è questo:
una soglia,
un sigillo,
una voce che dice a chi scrive: sei visto, sei letto, sei ascoltato.

E finché ci sarà qualcuno disposto a credere nella forza delle parole, le ali della dea continueranno ad aprirsi.